A volte, per guardare al futuro, dobbiamo riscoprire la saggezza del passato. Una splendida notizia arriva dal Minnesota, dove la tribù dei nativi americani Wayekwaa-Gichigamiing per la prima volta, dopo quasi due secoli, ha riacceso l’Ishkode (il “buon fuoco”), conducendo una bruciatura rituale e controllata del sottobosco in collaborazione con le autorità forestali dello Stato.
Che cos’è l’Ishkode?
Nella cultura degli Anishinaabe, il popolo originario a cui appartiene la tribù, la parola Ishkode significa letteralmente “fuoco”. Tuttavia, quando viene applicata alla gestione della terra, assume il significato profondo di “buoco fuoco” o “fuoco culturale” (cultural burning). Non si tratta di un semplice incendio controllato per eliminare le sterpaglie, ma di una scienza millenaria.

A differenza degli incendi boschivi estivi, che distruggono ogni cosa a temperature altissime, l’Ishkode è un “fuoco freddo” e a bassa intensità. Viene appiccato in periodi specifici dell’anno seguendo i cicli della natura, come l’autunno o l’inizio della primavera, quando il terreno mantiene una certa umidità e le temperature esterne sono basse. In questo modo, le fiamme si muovono lentamente e rimangono basse, consumando solo lo strato superficiale di foglie secche, rami caduti e piante infestanti senza danneggiare gli alberi ad alto fusto. Questo passaggio sblocca e rigenera l’intero ciclo vitale della foresta.
Per secoli, i nativi hanno usato il fuoco per ripulire i boschi in modo armonioso, arricchire il terreno e permettere la nascita di nuovi alberi. Il ritorno dell’Ishkode è la dimostrazione tangibile che l’uomo e la natura possono ancora collaborare attivamente per proteggere e curare il pianeta.
