NO WASTE CHALLENGE – Imprenditrici Realizzano Idee Ecosostenibili Più Innovative

La ”No Waste Challenge” è un concorso internazionale di eco-sostenibilità a cui partecipano numerose aziende, che condividono i loro progetti e le loro idee. Le aziende partecipanti, fondate da donne, sfruttano il potere della creatività per eliminare gli sprechi. Nella recente edizione del 2021 la No Waste Challenge ha ricevuto decine di iscrizioni da aziende e creativi di tutto il mondo, tra cui sono state selezionate 16 squadre vincitrici. Le innovazioni presentate hanno spaziato da nuove generazioni di tessuti sostenibili alla creazione di prodotti sanitari biodegradabili.

Di seguito una selezione di 5 squadre vincitrici, degne di nota:

1. Africa – vincitrice la startup della Keniana Mary Nyaruai Mureithi’s – Nonostante il ciclo femminile sia ancora un argomento tabù in gran parte dell’Africa, questa coraggiosa imprenditrice ha realizzato una serie di prodotti sanitari femminili fatti di materiali naturali, come ad esempio degli speciali assorbenti biodegradabili fatti di foglie di ananas e bucce di mais. La maggior parte dei prodotti sanitari nel mondo sono infatti realizzati con plastica e sostanze chimiche tossiche. La distribuzione dei primi prodotti è prevista entro la fine dell’anno. 

2. Olanda – vincitrice l’azienda Outlander Materials di Lori Goff – l’imprenditrice, laureata in biotecnologia, ha sempre avuto l’hobby di produrre birra fatta in casa. Utilizzando le acque reflue prodotte dai birrifici, lei e il suo team hanno formulato un nuovo materiale speciale non tossico e non plastico, che è anche semitrasparente e compostabile, e che un giorno potrebbe essere utilizzato a livello industriale per molteplici scopi e usi. Il team intende concentrarsi prima sulla produzione di prodotti alimentari e cosmetici, e poi sulla vendita al dettaglio. 

3. Olanda – vincitrice l’azienda PFAS di Emy Bensdorp – con la sua idea destinata a migliorare la produzione di sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche. Queste sostanze sono state utilizzate in grandi quantità sin dagli anni ’50 per produrre, ad esempio, schiuma antincendio, pentole antiaderenti o indumenti impermeabili. Ma il danno che hanno fatto all’ambiente è diventato palese solo di recente, quando i residui sono stati ritrovati nei terreni, nell’acqua, negli animali e nelle persone. Il progetto della Bensdorp, sviluppato presso la Design Academy di Eindhoven, si è concentrato sulla ricerca di una soluzione grazie ad un’idea intuitiva. Il terreno riscaldato a 1000 gradi permette alle sostanze chimiche di essere scomposte ed estratte ma resta danneggiato per sempre. E non c’è soluzione per questo. Così la Bensdorp ha pensato di utilizzare questo terreno argilloso inquinato, mettendolo in una fornace, e dopo aver estratto le sostanze chimiche, utilizzarlo per farne dei mattoni. 

4. Inghilterra – vincitrice la startup Modern Synthesis di Jen Keane – una donna che ha trascorso gran parte della sua carriera lavorando per giganti dell’abbigliamento sportivo come Adidas e Nike. Ma nel 2019, dopo aver completato un master a Londra, ha co-fondato l’azienda Modern Synthesis, una startup che si concentra sulla creazione della prossima generazione di indumenti utilizzando la biologia. Jen e il suo team affermano: “La natura è un esempio eccellente di economia circolare, perché ha avuto 3.8 miliardi di anni per perfezionare il suo sistema di produzione. Tra le maggiori sfide per creare biomateriali ci sono l’integrità strutturale e l’ottenimento della robustezza, ma abbiamo creato una nuova categoria ibrida di materiali parzialmente tessuta e parzialmente coltivata in laboratorio, che potrebbe aiutare a risolvere questo problema. Dobbiamo lavorare con scienziati, ingegneri e la comunità degli investitori se vogliamo apportare un vero cambiamento”.

5. Argentina – vincitore Il Club de Reparadores di Camila Naveira e Melina Scioli – le imprenditrici e il loro team hanno fondato questa impresa sociale nel 2015, e si occupano di organizzare eventi di riparazione (di prodotti elettronici e di uso quotidiano) in Argentina, Uruguay e Messico per ridurre lo spreco e per cambiare la legge al riguardo, che afferma che alcuni prodotti non possono essere riparati. Inoltre hanno creato numerosi programmi educativi sull’economia circolare per le scuole.

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