ARIEL LOPEZ PADILLA – Un Uomo, Un Artista, Un Viaggiatore

Maria Grazia (www.merigrei.com) ci ha scritto per
raccontarci della sua bellissima intervista
all’artista Ariel Lopez Padilla ed è cosi che ce la descrive:

”Ho sempre pensato che essere un viaggiatore non significhi solo visitare il maggior numero di paesi, collezionare timbri su un passaporto, ma l’importante è il modo con il quale ci si approccia a nuove esperienze, a nuovi paesi e nuove culture. Essere viaggiatori è, soprattutto, una questione di mentalità, uno stile di vita, significa essere mossi, da quella curiosità, da quel desiderio di scoperta e di conoscenza che ti spinge ad intraprendere, anche nella vita di tutti giorni, strade diverse, ad accettare nuove sfide, a metterti in gioco, abbandonando le sicurezze conquistate, senza rimanere ancorati alle vecchie abitudini. Ed è proprio nel corso del nostro cammino che incrociamo altri viaggiatori che, come noi, affrontano la vita come il più grande viaggio, caratterizzato da difficoltà, momenti difficili, ma anche da emozioni uniche che regalano ricordi indelebili. Persone mosse da quella stessa curiosità che ci spinge sempre ad andare avanti, a vivere secondo i nostri ideali e a combattere per realizzare i propri sogni.. E così quando, in un modo del tutto inaspettato, incrocio seppure a distanza, viste le limitazioni del periodo che ci impediscono di viaggiare liberamente, il cammino di Ariel Lopez Padilla, un attore messicano, decido di farmi raccontare la sua storia”.

Nato a Guadalajara (nello stato di Jalisco – Messico), 58 anni fa, studia arti performative presso l’Università di Guadalajara, dove si distingue in diverse produzioni soprattutto di fumetti. Poi, si fa conoscere ed apprezzare come ballerino classico, entrando a far parte del corpo di ballo dall’Instituto Nacional de Bellas Artes (INBA) di Città del Messico. La sua passione per la danza lo porta a seguire corsi e seminari in giro per il mondo, tra cui Cuba, Francia, Germania, Stati Uniti ed ex Unione delle Repubbliche Socialiste, arrivando ad esibirsi nei più prestigiosi teatri, tra i quali il Bolshoi di Mosca. Successivamente, entra al Centro di Educazione Artistica (CEA) di Televisa, dove debutta come attore, con una piccola partecipazione, nella telenovela La Pícara Soñadora. E’, però, il personaggio di Andres (Andrea) in Cuore Selvaggio, che non solo lo fa conoscere in Italia, ma gli fa ottenere la fama internazionale. Da allora, una lunga carriera caratterizzata da grandi successi.

E’ una conversazione amichevole, quella con Ariel, che passa dai ricordi della sua infanzia, alle tappe più significative della sua carriera, fino alla sua visione della vita. Credo che la vita sia un viaggio da quando si nasce a quando si muore,” mi racconta, “e proprio come per ogni viaggio devi scegliere il mezzo di trasporto più adatto, che sia l’auto, la bicicletta, il treno o l’aereo; lo stesso devi fare in ogni tappa della tua vita, devi essere pronto ad affrontare il cambiamento, altrimenti rischi di rimanere fermo,” mi spiega, “devi andare sempre avanti. Per far ciò ci viene richiesto un’evoluzione non solo spirituale, economica, materiale e emotiva, ma soprattutto dobbiamo essere connessi con ciò che accade intorno a noi, solo così possiamo raggiungere i nostri sogni”.

Si sofferma, poi, a pensare come fino a “venti, trent’anni fa la televisione era l’unico modo per farsi conoscere, invece oggi, ci sono tanti mezzi sociali che ti permettono di essere protagonista, di avere un ruolo attivo, di diventare famoso, di ottenere un piccolo riconoscimento nel mondo”. Ariel ritiene che l’industria della televisione abbia creato, però, un’illusione collettiva secondo la quale chi è famoso non debba morire mai, ha molto denaro e potere. Ed è proprio, in questo momento di pandemia, che gli artisti stanno vivendo una sorta di “crisi di astinenza”, perché non possono fare ciò che amano, non possono salire su di un palco. Mi racconta, poi, che grazie al suo lavoro ha potuto viaggiare molto ed “incontrare persone molto molto ricche, persone molto molto povere, persone molto molto buone e persone molto molto cattive”.

Ariel condivide un pensiero con Maria Grazia che a noi
piacerebbe ri-condividere con i nostri lettori:

“In questo periodo particolare della storia, caratterizzato dalla pandemia,
ognuno di noi ha bisogno di trascendere se stesso.
La vita è un viaggio affascinante, ma in questo momento è come se ci trovassimo sul bordo di un precipizio perché l’umanità sta prendendo decisioni sbagliate. Stiamo assistendo a coppie che si separano, a famiglie in conflitto perché ci si sofferma solo su ciò che sta accadendo nel mondo e non sulla nostra interiorità. Possiamo trascendere noi stessi quando abbandoniamo i nostri interessi personali e ci orientiamo verso gli altri, perché quando aiutiamo gli altri, entriamo in sintonia con noi stessi. La pandemia, che stiamo vivendo, può essere, quindi, vissuta come un momento per rivalutare noi stessi come essere umani; ci ha fatto capire, che quello di cui avevamo bisogno non era il numero di magliette o scarpe che possediamo, ma stare bene con se stessi”

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