Consigli Bizzarri Per Un Lockdown Da Ganzi – di Giada Tommei

Se è vero che di resilienza si vive e non si muore, oggi è il momento migliore per dimostrarlo. Signori e signore, accorrete: altro lockdown, altra corsa! Prendiamo un bel respiro, noi che possiamo. Qualunque sia la nostra condizione sociale (sposati, single, soli o in compagnia) l’epidemia di Covid-19 ci mette innanzi a un qualcosa che non avremo mai pensato di affrontare. Fa male, ma ce la possiamo fare: lo dissero i nostri nonni durante la Seconda guerra mondiale e possiamo ripeterlo anche noi oggi. Calmiamoci, quel poco che basta per riflettere un momento: ci sono mille e una scappatoia da seguire per non farsi coinvolgere dalla malinconia del nostro periodo storico. Ecco dunque un vademecum da seguire, attaccare al frigo, inviare all’amico in difficoltà o tenere sul cuore: qualcosa di diverso -forse un poco strambo- dal classico “faccio esercizio, un corso online e una torta”, che può comunque tornarci utile!

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Photo Credit: Giada Tommei

TI VORREI TOCCARE

Lungi dal voler divulgare un atteggiamento non consono al recente DPCM, la bella notizia è che si può toccare anche con gli occhi. Allargarli, strizzarli, stringerli: quei movimenti che ci sembrano un poco strani perché apparentemente scollegati alla bocca, che scalpita sotto la mascherina tanto è abituata ad essere parte integrante dello sguardo. Espressioni un po’ bizzarre dietro gli occhiali appannati, che stiamo imparando a sostituire agli abbracci. Facciamoci una risata, lasciando che gli zigomi alzino lo strato di stoffa con il quale ci proteggiamo: impariamo a toccarci senza sfiorarci. Incrociamoci, allunghiamo le braccia come per tastarci e, nel non farlo, diciamoci: “ti vorrei toccare!!”. Anche le parole sanno carezzarci, trafiggere, abbracciare: usiamole. “Non posso toccarti ora, ma lo farò presto: tu aspettami”.  E poi? E poi a volte, in gran segreto, si può sconfinare nel proibito: toccare una mano, stringerla forte. Ok certo, dopo igienizzeremo accuratamente: ma nel frattempo, avremo rianimato un cuore. Ma questo, shh: non diciamolo a nessuno!

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POSSO SEMPRE PENSARE AL MARE

Che la natura sia meravigliosa è un fatto del quale molti si sono solo da poco resi conto. Chiusi nei nostri appartamenti, un po’  invidiamo chi possiede quel famigerato “lembo di terra” dove sedersi a mento in su a farsi un bagno di vitamina D. Non so voi ma quando ci penso, dall’alto del mio appartamento senza balcone, mi sento comunque fortunata: sono in un nuovo lockdown, ma ad aprile ho avuto seriamente paura di non poter vedere il mare e invece, con grande sorpresa, me lo sono goduto. Con distanze e mascherine, ma ci ho parlato. Scalza, svestita: mi son bruciata la pelle e ho respirato il sale. No dico, ma non vi è sembrato un po’ come aver fatto l’amore la prima volta, questa estate appena trascorsa? Tirate fuori le foto che avete scattato: guardatele quando vi sentite tristi, in trappola, sfiduciati. Mettetele come sfondo del desktop se siete a lavoro, stampatele e fatene un quadro se avete la possibilità, osservatele e cercate di richiamare quei suoni, quegli odori, quella compagnia. Tutti i dettagli di quel momento, ricreati nel vostro salotto. Pandemia o non pandemia, il mare non se lo beve nessuno: sta lì, come ogni inverno, a godersi le nostre dediche quotidiane, nel countdown di ogni giorno da gennaio in poi.

Photo Credit: Giada Tommei

UNA CANDELA AL GIORNO TOGLIE IL MEDICO DI TORNO

Una routine consolidata: quando sento di aver terminato la giornata, accendo una candela. O due, o tre, o quante ne voglio. Una volta seduti, con i doveri alle spalle, impariamo questa salvifica abitudine! Non solo libri, tv o passatempi a colmare il nostro attimo di relax: accendere una candela è molto più di creare un mood rilassante, perché significa celebrare un giorno terminato comunque sia trascorso. È dare l’inizio a una frazione di tempo in cui esistiamo solo noi e ciò che ci serve per un po’ di riposo, divertimento, sfogo, quiete. Accendere una candela significa spengere ciò che di negativo è stato nella giornata: tutti i problemi, per un poco, rimarranno fuori da quel cerchio di pace che cercheremo di crearci. In una vita piena di pulsanti, accendere una candela è il click quotidiano dopo il quale ci accomodiamo davanti alla nostra serie preferita: quella che parla di noi. E poi.… chissà. In fondo, in quell’attimo tutto è concesso: quello che accade tra le candele, rimane tra le candele.

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BIRD O PEOPLE WATCHING

Tradotto letteralmente, bird watching significa “osservazione degli uccelli” e sta genericamente ad indicare una passione ad oggi molto diffusa: scrutare la natura. A questa, si è da non molto aggiunta la dicitura people watching, riferita al semplice atto di osservare la folla ed i comportamenti dei suoi singoli, senza conoscerne i pensieri ma imparando, in qualche modo, a sentirli o immaginarli. Se abitiamo in campagna, uscire ad osservare l’ambiente che ci circonda semplice e salvifico. Ma cosa accade se l’habitat in cui siamo confinati è la città? Che sia in centro o in una strada limitrofa, risiedere in nuclei abitati presuppone senza dubbio un movimento più o meno denso di persone intorno alla nostra abitazione. Senza dubbio, viste le stringenti disposizioni, non avremo calche a disposizione: ma volti, seppur pochi, quelli sì. Divertente e rilassante (provare per credere), affacciarsi alla finestra e osservare i passanti è un modo utile non solo per prendere una “boccata di mondo” (rompendo così quel sentimento di ovatta nato dalle forzate chiusure) ma anche per sviluppare quel meraviglioso sentimento chiamato empatia. Ci sono volti che ci faranno compassione, rabbia, simpatia e altri ancora che ci lasceranno indifferenti. Comunque vada, troveremo senza dubbio un pezzo di noi stessi o dei nostri cari in molti dei passanti scorti, trovandoci così ad immaginare le loro emozioni: a volte ci sentiremo più fortunati di loro, altre volte il contrario. In ogni caso, sarà un valido seppur bizzarro metodo per sviluppare la tripla S: sensibilità, solidarietà e sentimento!

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SFIDA DEI 30 GIORNI

Ok, questo è un livello pro. La chiameremo “sfida dei 30 giorni”: o dei 7, o dei 15 o quanto volete. Ciò che vi occorre è una scatola di cartone (va bene un barattolino o una confezione alimentare vuota con coperchio) sulla quale creerete una fessura tanto grande da farci passare un foglio. A questo punto, prendete una pagina bianca e ritagliate tante porzioni quanti sono i giorni che intendete dedicare a questo divertente gioco. Il numero dei foglietti per giorno dipende anche dai partecipanti: se siete gli unici a giocarci, ritaglierete 30 foglietti per un mese, se in due ne ritaglierete 60 e così via. Oppure, potete scegliere di fare un giorno a testa. Nei bigliettini, scriverete ogni giorno una sfida o un’azione da compiere. Esempio: “un giorno senza wifi”, “scrivere una lettera da non spedire”, “mangiare almeno due broccoli”, “spolverare la libreria”, “cercare un corso di cucina thailandese online”, “stilare una lista di luoghi da visitare”, “cercare su Facebook il primo fidanzato delle medie”. Scegliete voi se estrarre la carta alla mattina o alla sera, facendola valere per il giorno seguente: le risate, sono assicurate!

L’INCREDIBILE LEGGEREZZA DELLA GENTILEZZA

Le parole sono importanti, anzi: importantissime. Ecco perché il lockdown è il momento per dedicare un pensiero anche a chi solitamente non contattiamo spesso. Saltuariamente, scegliamo qualcuno da contattare per chiedere come sta. Quell’ex collega, quell’amico, quel conoscente: “ehi ciao! Che periodo eh! Come te la passi?”. E poi ancora, aumentiamo la dose di “grazie”, “prego”, “dimmi pure!”. Incredibile la forza di un atteggiamento gentile: si instaura una catena benefica di piccole-grandi-belle azioni, dolci parole, meravigliosi sorrisi che aprono il cuore e schiariscono una giornata grigia o ne irradiano una già luminosa. Una fetta di torta appena sfornata al vicino, un regalo inviato a distanza, un buongiorno e una buonanotte. Il bene è come un boomerang: torna indietro. In un clima di sfiducia totale, regaliamo della gentilezza: senza accorgercene, saremo noi stessi i primi a cui faremo del bene!

5 modi per praticare la gentilezza ogni giorno | Casa Di Vita

MA DAVVERO?

Sì, davvero.

I consigli appena letti vi sono piaciuti? Ecco la notizia che non ti aspettavi. Non era necessario aspettare una pandemia per metterli in pratica: sono sempre esistiti! Semplicemente, non ci facevamo caso, troppo impegnati a vivere di corsa cercando di soddisfare tutte le aspettative imposte, da noi stessi tanto quanto dagli altri. No dai, ora non ce la prendiamo però: basterà mantenere le buone abitudini che il lockdown ci ha regalato, anche quando l’emergenza sarà finita. Perché finirà, oh sì che finirà: ne gioveremo per sempre e allora sì… si che andrà tutto bene.

Testo di: Giada Tommei

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