LE BRIGANTESSE DEL SUD ITALIA – Impavide Donne Che Incutevano Timore

LE BRIGANTESSE DEL SUD ITALIA

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Chi erano le “Brigantasse”?

Le brigantesse furono donne feroci, spesso più degli uomini. Abili, leste di coltello e di fucile. Coraggio ne avevano da vendere. Furono passionarie, eroine, crudeli, e più spesso indipendenti e libere. Erano fiere di combattere per se stesse, per la propria terra e per l’indipendenza del Sud Italia. Ma se il brigantaggio fu anche un movimento politico e sociale di reazione, e di ribellione ad una condizione di violenza e di oppressione, oltre che l’affermazione di autonomia di uno Stato meridionale, il brigantaggio femminile fu visto anche come una prima forte ribellione allo Stato di soggezione delle donne “napolitane” oltre che come un moto di protagonismo e di protezionismo per il riscatto dei propri figli e dei propri uomini e per la riscossa politica, sociale ed economica del Mezzogiorno.

Erano le temute donne del capo, andavano rispettate, ed erano spregiudicate con grande potere. Vestite spesso come uomini, indossavano pantaloni, camicia, cappellaccio, e non mancavano le armi che sapevano ben maneggiare. Aggiungevano medagliette, gioielli ottenuti con furti e rapine, oppure scialli variopinti, e pezze di lana colorata avvolti alle gambe sotto i lacci delle ciocie. Davanti alla macchina fotografica esponevano fucili, pistole e sotto le vesti, avevano sempre il pugnale. Erano piene di ninnoli e senza scrupoli. Quasi tutte finirono nelle mani della giustizia, ma alcune hanno venduto cara la pelle. Spesso alle donne era risparmiata la pena di morte, che lasciava il posto al carcere duro. Dicevano d’essere diventate brigantesse “per forza o per amore”, ma in realtà molte inseguivano libertà e avventura.

Donne e brigantesse: non dedite, dunque, solo ai fornelli ed al letto, ma attive e protagoniste di un moto rivoluzionario. Attive e protagoniste in battaglia, sui monti, nei paesi, nelle piazze e nei tribunali ove mutarono, con la furbizia innata, spoglie e atteggiamenti. Seppero innegabilmente affrontare il martirio, le sevizie, gli stupri, le crudeltà del nemico. Andarono incontro alla morte con grande dignità e resero immortali le loro concrete testimonianze. Riuscirono a conquistare sul campo l’ammirazione delle popolazioni del Sud Italia e lasciarono un messaggio che nel tempo le ha rese protagoniste di una epocale sconfitta e di una amara unità. Tante di esse sono rimaste nell’anonimato, tante altre simpatiche canaglie, belle donne, grandi eroine. Forse in tutto questo anche emule della disperata battaglia che Maria Sofia di Borbone si trovò a combattere accanto a Francesco II sugli spalti di Gaeta.

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